giovedì 22 maggio 2008

La luna

La pioggia lascia il suo regno di grigio e il cielo promette un azzurro di
addio, mentre un cirro vaporoso e turgido resta bianchissimo ad aspettare la notte, come un baluardo, un avamposto di promesse e minacce.
Volano le rondini e i passeri seguiti dall'occhio attento dei cipressi, che trasudano le linfe dell'amore che gli uomini consumano ai loro piedi.
Una donna guarda una ragazza come se volesse amarla, la ragazza piange come se l'avesse amata: potrebbe darle una carezza di seno, ma io sono lì che guardo e il geloso dio delle mani non ammette intrusioni. E allora la donna
guarda una ragazza come se volesse odiarla e la ragazza ride come se l'avesse odiata. A tanto arriva il mio potere.
Restano due margherite sull'aiuola della stazione accanto ai binari, inebriate di birra, a loro mi avvicino, unico a capirle, dai portici una modulazione maghrebina diffonde altre disperazioni altre allegrie.
Prendere vorrei dalle tue mani carezze di miele.
Prendere vorrei dal tuo miele il succo dell'amore.
Prendere vorrei dalla tua bocca promesse di sangue.
Prendere vorrei dalla tua schiena una linea, un percorso da seguire.
Il tuo respiro solleva il manto della strada asfaltata di fresco
E il suo odore acre violenta la dolcezza della notte.

Io sono la luna che nasce e perché muore vive

2 commenti:

Alunna ha detto...

Com'è bello questo poema che ci dice della vità le strane promesse e minacce, 1 capricci del caso,la solitudine- anche quella delle due margherite vicine al binario. Non sapremo chi canta i versi tanto romantichi :"prendere vorrei ..." e
"Il tuo respiro solleva il manto della strada asfaltata di fresco /
E il suo odore acre violenta la dolcezza della notte." Un romanticismo musicale, che lascia accenti di Beethoven nella notte ...

Unknown ha detto...

bello davvero ^^
...ciao zio, finalmente ho trovato il modo per commentare :P
spero che ve la stiate passando bene
un bacione a te e a zia...